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Crisi in Ucraina: le conseguenze sul mercato immobiliare italiano

Inflazione, forte rincaro delle materie prime e rialzo dei tassi di interesse, crisi internazionale legata al conflitto in Ucraina. Si ipotizza che il settore immobiliare, dopo un momento roseo vissuto nel 2021, potrebbe andare incontro a una battuta d’arresto.



Lo dicono i dati dell’osservatorio immobiliare di Nomisma, società di consulenza strategica e aziendale, attiva nella realizzazione di ricerche di mercato. Nel suo ultimo rapporto, l’osservatorio prevede infatti due possibili scenari in risposta al mix di elementi negativi che minacciano il settore: una fase di stasi inerziale oppure di recessione.


La prima ipotesi: uno scenario inerziale

La crisi geopolitica internazionale, con tutto quello che essa comporta, frenerà notevolmente la fiducia dei cittadini italiani. Nel 2021, con la percezione di essere a un passo dalla fine dell’emergenza Covid-19, il mercato immobiliare aveva visto un momento di crescita delle intenzioni di acquisto.


L’emergenza sanitaria e i lockdown avevano infatti spinto le persone a desiderare di migliorare la propria condizione abitativa cercando case più confortevoli e spaziose, dotate di aree verdi e all’aperto di cui tanto si era sentita la necessità durante i momenti di chiusura forzata in casa. La fiducia e la spinta al miglioramento erano inoltre affiancate da un atteggiamento disponibile del sistema creditizio, in grado di assecondare tale pressione.


Lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, le sanzioni commerciali imposte alla Russia e la crisi energetica ridurranno invece il potere di acquisto delle famiglie, frenando la fiducia sulla situazione economica, secondo l’analisi di Nomisma.


Se la situazione non avrà drastiche ripercussioni, le compravendite di case si attesteranno sulle 741mila (-0,9% su un anno prima), per scendere nel 2023 a quota 725mila e poi risalire l’anno successivo a 736mila.


La seconda ipotesi: uno scenario avverso

L’ipotesi più dura dell’Osservatorio prevede invece scambi che scenderanno a 694mila unità (-7,3%) nel 2022, per calare ancora a quota 651mila nel 2023.


Parallelamente, anche il sistema bancario attuerà politiche di irrigidimento dei criteri di erogazione del credito, in seguito all’indebolimento delle famiglie sia sul fronte occupazionale, a causa delle ripercussioni della crisi sulle imprese, sia in termini di potere di acquisto, indebolito dall’aumento del costo della vita.

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