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Rapporto aeroilluminante: cos'è e come si calcola

L’aeroilluminazione (termine composto che indica “aerazione” e “illuminazione”) è fondamentale per ottenere l’agibilità di un edificio.


Una casa ben illuminata può contribuire a ridurre lo spreco di luce, quindi energia elettrica. Inoltre, se arieggiata e ventilata al punto giusto riduce i rischi di inquinamento indoor tra le mura domestiche.



Queste due variabili, indispensabili per rendere agibile una abitazione, si calcolano matematicamente, per la compilazione del rapporto aeroilluminante. Vediamo come si calcola e perché è così importante.


Che cos’è il rapporto aeroilluminante

Gli immobili non possono essere occupati senza agibilità; che siano destinati a un uso abitativo, o lavorativo, devono ottenere questo certificato, a garanzia di chi li occupa.


Per ottenere l’agibilità occorre una valutazione complessiva dell’edificio, che riguarda più aspetti: dalla staticità a quelli più attinenti all’igiene e alla salubrità.


Ad esempio, una casa senza finestre oppure poco ventilata e completamente o quasi all’oscuro della luce naturale, non può essere agibile.


Il rapporto aeroilluminante (R.A.I.) serve proprio a valutare la quantità di luce naturale e di ventilazione che possano filtrare in un ambiente occupato da esseri viventi, in proporzione allo spazio e alla destinazione d’uso degli ambienti per i quali si richiede l’agibilità. È un requisito per l’abitabilità o l’utilizzo pubblico, professionale e commerciale di un immobile


Quando serve il rapporto aeroilluminante

Il R.A.I. deve essere calcolato seguendo le indicazioni della normativa. Il risultato ottenuto, deve essere obbligatoriamente rispettato in caso di:

  • nuove costruzioni;

  • ristrutturazioni edilizie;

  • modifiche interne o cambio destinazione d’uso di vani e stanze.

Quindi, il risultato di questo rapporto deve essere preso in considerazione quando, per esempio, dobbiamo trasformare un balcone, in veranda oppure in caso di locali con destinazione differente da quella abitativa (quindi per utilizzo commerciale, industriale o artigianale) da adibire a negozio, centri direzionali e uffici.


Nei casi non abitativi i valori di questo rapporto da calcolare e rispettare, sono definiti dai regolamenti edilizi comunali o regionali.


Come si calcola il rapporto aeroilluminante

Per le nuove costruzioni a uso abitativo, la normativa di riferimento è l’articolo 5 del Decreto Ministeriale approvato il 5 luglio del 1975. 


Per calcolare il rapporto aeroilluminante bisogna fare riferimento a un’equazione matematica, che deve generare un risultato fedele allo standard di agibilità. 


Il R.A.I. deve essere calcolato separatamente per ciascuna stanza di cui è composto l’immobile. Per ottenere il rapporto attraverso la formula base, è sufficiente dividere la somma delle superfici con finestre, per quelle pavimentate e calpestabili.


Un buon rapporto aeroilluminante deve dare un risultato di questa divisione superiore al valore 0,125 (rapporto 1 a 8). Se risultasse inferiore a tale minimo stabilito dalla legge, significherebbe che il rapporto aeroilluminante della stanza non è adeguato e non rispetta la normativa. Teoricamente quella stanza sarebbe inagibile.


I regolamenti comunali e regionali possono innalzare o abbassare questo rapporto anche a 1/12, 1/16 o 1/24 in caso di negozi, uffici e locali commerciali.


Esempio di calcolo rapporto aeroilluminante

Calcolatrice alla mano, analizziamo un caso ipotetico. Dobbiamo verificare il rapporto aeroilluminante di un monolocale in affitto con superficie pavimentata e calpestabile che misura 50 metri quadrati. L’appartamentino possiede due finestre con dimensioni di 0,70 centimetri di larghezza, per 1,20 metri di altezza.


La soglia R.A.I. stabilita dal Comune in cui è accatastato il monolocale è quella standard nazionale di 1/8 (0,125).


Per calcolare il rapporto aeroilluminante dobbiamo prima calcolare la superficie finestrata, in questo caso sono due finestre, quindi dovremo sommare la superficie delle due finestre. 


Dunque: (0,70 x 1,20) + (0,70 x 1,20) = 1,68 metri quadrati (0,84 + 0,84).

A questo punto, non ci resta che dividere la superficie finestrata in rapporto alla superficie pavimentata (che è 50 metri quadrati).


Quindi: 1,68 diviso 50 = 0,033


Il risultato è di parecchio inferiore allo standard 0,125 (1/8). Possiamo concludere che il monolocale preso come esempio ipotetico non garantisce sufficiente luce naturale e aerazione per il benessere di chi dovrà abitarlo.

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