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I piccoli alberghi stanno sparendo

Crescono gli affitti brevi, continua la crisi dei piccoli alberghi italiani in gran parte a conduzione familiare. In 12 anni sono scomparsi 2800 piccoli alberghi. Lo studio Assohotel-Cst rivela uno scenario in costante mutamento nella ricettività turistica. Gli esperti lo hanno definito “effetto Airbnb”.



Nel 2011 in Italia operavano 10.266 hotel a 1 e 2 stelle e rappresentavano il 13,3% dell’offerta di posti letto. Nel 2023, dopo 12 anni, ne restano appena 7.476 (9,6% dei posti letto) e funzionano più come base d’appoggio per fughe di lavoro o soste verso altre mete. Il calo medio annuo è del 3% con una accelerazione nel periodo post-pandemia. Stanno scomparendo in modo inesorabile.


Perché stanno scomparendo i piccoli alberghi

In 12 anni ha chiuso il 23,5% degli alberghi a 2 stelle e il 34% di quelli a 1 stella. La competizione dei prezzi e la galassia delle offerte sulle principali piattaforme sta accelerando questo fenomeno che sembra inarrestabile.


L’analisi a cura di Cst per Assohotel mette in luce i mutamenti nelle scelte dei turisti e dei viaggiatori. Scelgono sempre più affitti turistici brevi, soluzioni fai da te o alloggi che hanno le caratteristiche casa temporanea. Solo quest’anno l’offerta di affitti turistici brevi va circa 500 mila proposte, tutte di appartamenti e stanze private o in condivisione.


Sempre meno, invece, sono le richieste su alberghi e pensioni a gestione familiare; quel piccolo mondo ricettivo che un tempo era parte della piccola media impresa italiana oggi in crisi in tutti i comparti, non solo turistici. Infatti, in 12 anni sono scomparsi 2.790 hotel a uno e due stelle.


L’allarme di Confesercenti: “Regolamentare il mercato degli affitti brevi”

Vittorio Messina, presidente di Assohotel Confesercenti, mette in luce un altro aspetto controverso. Egli fa notare come “la deregulation” del “mercato degli affitti brevi in Italia” stia portando “a gravi squilibri nel comparto ricettivo”.


Messina lancia l’allarme: “Stiamo favorendo le non-imprese a tutto svantaggio delle attività imprenditoriali, che sono sottoposte ad un prelievo fiscale più oneroso e sostengono costi maggiori per essere in regola con la normativa, ad esempio per le questioni di sicurezza. Condividiamo dunque pienamente l’obiettivo principale della proposta di legge sulle locazioni brevi del governo, ossia quello di regolamentare il fenomeno, auspicando che vada effettivamente nella direzione di eliminare ogni incertezza normativa ed ogni forma di concorrenza sleale“.


I piccoli alberghi non sono più competitivi

Un po’ i prezzi aggressivi, un po’ la competizione e la liberalizzazione di un mercato dove a farla da padrone sono sempre più i consumatori e viaggiatori. Un po’ anche l’offerta delle piattaforme con recensioni, dove il turista può informarsi e organizzare al meglio il tempo libero.


Questi e altri motivi sarebbero alla base di un fenomeno che vede i piccoli alberghi a conduzione familiare sempre meno competitivi, ora incapaci di competere economicamente anche con strutture grandi o del lusso.


Naturalmente la competizione diviene ancora più complessa in un mercato dove mancano regole chiare e valide per tutti.

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